VI EDIZIONE - TESTI OPERE VINCITRICI 2013/2014

POESIE VINCITRICI 2013

NICOLE BARRIÈRE - 1° Classificata



Poetessa, scrittrice, traduttrice, Nicole Barrière ha pubblicato numerose raccolte di poesie e vinti importanti premi internazionali. E’ direttrice della collana « Accent tonique » (Harmattan Edizioni), amministratrice dell’associazione « Du coté du Pont Mirabeau » a Parigi, membro de la Societé des Gens de Lettres. I suoi poemi sono tradotti in italiano, persiano, spagnolo, rumeno e arabo.

Lavandes


Traduzione del Prof. Mario Selvaggio dell’Università di Cagliari


«Colui che chiama esilio una porta aperta,

non sa ciò che trattiene la soglia».


I

Allora ci sentivamo pressati in una nuvola di foschie, e la nuvola era

[un sole bianco,

e le essenze dell’essere, grandi linee di silenzio, danzavano

[nel sole tremante

Lavande! fresca dolcezza dei sacchetti azzurri tra le lenzuola di lino

Estrema dolcezza posta sulla batista dei fazzoletti,

Cielo profondo d’ulivi troppo grandi per l’oro del tramonto.

Sognavano quel patto indicibile che un pittore schizzò in una sera

[di festa

e le alte lavande danzavano tra due astri,

inventavano i tratti scuri e la terra attraversati di primavera

quale sole inaugurava l’onda ad est delle linee curve?

Lavande! un regno d’api ne distillava il miele

allora si levava un aroma di zucchero raro, grave come la bocca

[di donne taciturne

fragili ombre evase dalle palpebre

ricordandosi del tempo felice.


II


Grande lutto di donna,

gli anni scomparsi

Lavande luminose, chiaro di terra

Sui loro alti steli malva

chiamavano la luna

come le pastorelle di quel grido d’uccello di notte

Belle e tenere come libellule

Ali evanescenti tra due muretti di pietra secca – così vicine

[alla morte –

sentivamo vacillare le palpebre al battito d’elitre

il sole curvava la linea del cielo

la luce cantava vicino agli apiarii

brivido d’uccelli nell’aria gelata trasparente la sera.

Mi ricordo del vento,


mi ricordo del vento che attraversava le colline, lacrime vive

[all’angolo degli occhi

Amore deluso d’una infanta

quale giardiniere le avrebbe restituito i suoi giardini di Granada,

[i suoi sogni di piroghe scavalcando il destino?


Non so più se il vento arrestasse le sue lacrime

se l’acqua del suo sorriso abbeverasse la notte

mentre il mondo vacilla tra i suoi estremi

dalle acque lente della sera al latte delle galassie


chi riscalderà il cuore nero dell’infanta?


III

Nelle lavande ogni specie di piante e il silenzio del mattino.

Ti chiamano. Verrai?

Riconciliati con la sorgente d’infanzia

Lente piante umane

dalla crescita incerta

in cui tutto è solo sogno e trampolino di luce

Tendere l’ombra sino al limitare del sogno

Poter rubare il fuoco

Senza che la sventura ne prosciughi la fiamma

E l’onda s’agitava tra i ciottoli

sollevava una nuvola di cenere

e la tristezza dei lupi che la paura attanaglia.

Credi ancora ai sogni, a quel lenzuolo di lino azzurro teso tra le età

alle acque vive del torrente orlato di violette

(At)traversate d’inverno nel pozzo delle prigionie

dovrai rinascere dall’elogio improvviso del sole dal cielo azzurro


Lavande!

Senza nuvola è la notte stellata.


BRUNO BRUNINI- 2° Classificato




Bruno Brunini è nato a Napoli e vive a Bologna dove si è laureato. E’ stato tra i fondatori della cooperativa culturale “Dispacci” diretta da Roberto Roversi, per la quale, negli anni ottanta, ha svolto numerose attività legate alla diffusione della poesia, alla ricerca e alla redazione di vari fogli e riviste. Ha condotto seminari di scrittura poetica in scuole pubbliche e presso il carcere minorile di Bologna. Ha ottenuto premi letterari ed è autore di testi per il teatro rappresentati a Bologna. Suoi racconti e poesie sono apparsi in diverse antologie e riviste. E' co-curatore dell'antologia sulla poesia a Bologna Cinque anni dopo il duemila (Giraldi 2006). Ha pubblicato il romanzo Il viaggio capovolto (Guida 1999), il volume di racconti Appena oltre Brooklyn (Giraldi, 2005), le raccolte di poesie Strade interrotte (Edizioni Mongolfiera), Dalla parte della notte (Giraldi, 2007), Ombra di vita (La Vita Felice, 2012).


Il nome dei perduti



Movimenti di corpi

rimasti in fondo agli occhi

oppure sono nuvole, passi

la ferita di chi è partito

che l’eco dei martelli

fa apparire.


Dopo l'ultimo metrò

fuggono le parole in un vagone

e il giorno

è un sole messo in basso

che non unisce più le rive


non un accesso, uno scarto

nel resto del marmo

non basta essere qui

a risvegliare l'urto


sulle sponde gelate del fiume

i cantieri sono vuoti

luce liquida e infinita

che non dà spazio all'ombra


nessun ricordo di ieri,

laggiù

per quella folla di volti

che s’accalca alle porte

solo il frutto dell’albero

trattiene

il tempo di chi c’era,

la strada non ha più testimoni

e l'affrettarsi

che spinge sull’asfalto

questo segno di penna

ha cancellato

il nome dei perduti.


Tra le parole e quello che hai lasciato

camminare

come su un filo

sostenuto dal nulla

fingendo di essere un altro.


ANTONIO GIORDANO – 3° Classificato


Antonio Giordano ha insegnato drammaturgia, didattica e pedagogia teatrale in diversi Istituti tra cui l’Accademia Silvio D’Amico.Risiede a Palermo e direttore dei corsi di scrittura creativa e psicologia dell’ascolto in collaborazione con Università di Palermo e Fondazione “Federico II”. Ha ricevuto la medaglia d’Oro per la Scuola, per la Cultura e per l’Arte, conferita dal Presidente della Repubblica (DPR 16/2/99) ; la targa d’Onore Città di Palermo; la benemerenza Civica per meriti culturali e artistici, conferita dalla Provincia Regionale di Palermo. Don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia, fu amico dell’autore . Quest’anno ricorre il ventennale del suo martirio.

Ballata ri Patri Puglisi



Giovane cantastorie nella piazza di Brancaccio, borgata di Palermo, dove Padre Puglisi, parroco della parrocchia di S.Gaetano levò tanti ragazzi e ragazze dalla strada e dalla droga, sottraendoli all’asservimento alla mafia locale. E’ un giovane e chiama a raccolta la gente

La ballata di Padre Puglisi


(poesia in dialetto siciliano, qui nella versione italiana)

Libero canto ed io non ho paura,

conto fatti che tacciono i giornali.

Declamo a Ballarò con voce pura

per condannare delinquenti e mali.


Sì, perché quaggiù conosco i visi

di coloro che i martiri hanno ucciso.

Parlare voglio di Padre Puglisi

che ora mi sente dal suo Paradiso.


Riposa in pace tu, figlio di Dio,

ché per cantare te ci sono io.


Vedesti risa e pur pianti dirotti

dentro Brancaccio e nella sagrestia.

Salvasti con l’amor tanti picciotti,

tolti alla droga e ai mali della via.


Di gioia e di preghiera era l’offerta

e il coro delle voci era gioioso.

Ma, mentre che la chiesa era aperta,

sul limitare ci spuntò il mafioso.


Riposa in pace tu, figlio di Dio,

ché per cantare te ci sono io.


“Li hai adescasti e abbindolasti loro”,

gli disse quello con le mani in faccia.

“Tu qui ci levi gioventù e lavoro;

e trema perché questa è una minaccia!


Se tu continui io ci penserò,

di far bene ti passi il desiderio.

Io questa voglia te la leverò.

Statti tranquillo e cerca d’esser serio!”


Riposa in pace tu, figlio di Dio,

ché per cantare te ci sono io.


Col Padre Nostro Pino ci sbottò

e gli gridò:”Liberaci dal male!”

Ma per risposta quello gli sparò.

Spense il corpo ma vive l’ideale.


Tengo la mano tua, ti resto a lato

con i ragazzi accanto alla tua bara

“Che fu? Il mafioso in petto m’ha sparato. (si ode uno sparo)

Ma fede e amor non spegne la lupara!”


Don Pino non lasciarmi solo in terra.

Con me lassù continua la tua guerra! (spira)



FRANCESCO M.T. TARANTINO - Premio speciale della giuria



Tarantino nasce e vive a Mormanno (CS). Laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Firenze, ha studiato Teologia presso la Facoltà Valdese in Roma. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie: “Cose mie” (2006); “Disturbi del cuore” (2008); “Noli me tangere” (2011).

Con il suo ultimo libro “Memorie di alberi recisi” (Edilet, Roma 2012), si è guadagnato il titolo di poeta della memoria. Curatore unico della Mostra Permanente di Poesia a Mormanno (CS) e ora del “Giardino della Poesia a Laino Castello (CS). Coautore del catalogo d’arte “Orizzonti in Divenire” (Lepisma, Roma 2013) dove ogni dipinto è stato titolato e commentato con una sua poesia ispirata dal dipinto stesso.


Echi di mare



Giravo tra gli ulivi in fronte al mare

superando ogni linea ed ogni chiaro

ma giungeva ancora alle mie orecchie

l’eco dei morti caduti in battaglia

insepolti già anneriti dal tempo.


Il grido dei vascelli naufragati,

le urla di chi aspettava e ancora piange

e porta dentro lutti e panni neri,

li porto dentro come una reliquia.


C’è una forza nel mare che disperde

e annega le anime sconfitte e oranti

e un’altra forza infuria controvento

che seppellisce gli uomini e le cose.


Dormono sul fondo segreti e arcani,

le passioni che incontrano misteri,

si smuovono le acque e forzano le onde

ad ingoiare ogni vela che passa

e resiste con forza alla tempesta

finché cade frantumandosi in pezzi.


FRANCO CASADEI – Menzione speciale con medaglia



I luoghi dell’anima



Inoltrarmi per qualche sconosciuta strada

che in dolci curve si perde

in questa terra docile e fiera

trovare un paese, un campanile

fermarmi, riconoscendo

che non c’è un altro posto dove andare

mi basta questo orizzonte

e il rosseggiare del tramonto

che getta dietro agli uomini ombre lunghe

che li inseguono nel loro rincasare.


MAURO CORONA - Menzione speciale con medaglia


La geometria delle cuspidi


La geometria delle cuspidi

dei portali, delle alte facciate

questa armonia esibita

senza misura

questa bellezza non trattenuta

nel gioco delle ombre

proiettate quando è il tramonto

e viene voglia di sentirsi soli

in un mondo gioioso

quando il vento agita troppo

i capelli ed i pensieri

e non c’è più limite

che separi dubbi da certezze

e all’improvviso ti rendi conto

che più del suono di parole

vale il silenzio,

starsene immobili

attendendo un segno,

trattenendo il fiato

come quando ci sorprende

sull’orlo del sonno

il cigolio di una porta

GIOVANNI CASO - Menzione speciale con medaglia



NOTTURNO

Mi hai portato l’abbraccio delle stelle.

Tralcio issato nel vento è la parola,

la tua parola che mi scorre dentro

come una pioggia estiva. Non mi chiedere

se il cuore ha lo stupore dei vent’anni,

quante lune hanno arato l’orizzonte,

quanti soli son nati. A volte chiedo

al tuo grembo di accogliermi in silenzio

come una piuma, un boccio, un filo d’erba

che resiste al dolore.


Quante lacrime

dissetano la terra, e tu lo sai,

tu che conosci il pallido fuggire

del tempo, il consumarsi delle cose.

Teneramente avvinti a una speranza

bruciamo come fuochi inestinguibili.

Come somiglia il tuo pensiero al mio,

nessuno può privarmi dei miei sogni

né privarti dei tuoi, né impedirci

di contemplare il cielo.


I nostri aneliti

hanno il respiro tremulo dell’erba

sospesa nella luce. O notte splendida,

piantami stelle nella carne, annunciami

altri viaggi d’amore. Sono parte

dell’armonia del cosmo, nonostante

le mie radici fragili, il tremore

dell’arbusto che sono. C’è grandezza

in ogni vita umana e non importa

se già l’autunno imporpora le mani.

MONICA MARTINELLI - Menzione speciale con medaglia




Volevo sentire il rumore del mare



Volevo sentire il rumore del mare

nella conchiglia nascosta dalla sabbia,

troppo piccola per conservare suoni.

Se la pelle ferita si slabbra del tessuto

La speranza che ha nome di promessa

Si alza in volo verso spazi nuovi.

Come sappiamo che oltre l’orizzonte

C’è qualcos’altro che ci tiene sospesi,

un filo d’erba dove si posa un’ape,

nella stanza vuota da abitare.


GIANFILIPPO MAROTTA - Menzione speciale con medaglia



Vorrei…

Vorrei che le mie parole

Fossero mani su di te.

Del resto cosa non vorrei con te?

Vorrei viaggiare, partire,

restare, dormire, amare, indugiare

anche dopo l’amore.

Vorrei prendere un taxi, un drink,

un tandem a nolo, un’aspirina,

un jet per l’oriente.

Vorrei dire uffa che caldo

E tante altre frasi banali: che meraviglia,

amore mio, tutte queste banalità

sotto braccio con te.

E ora scusami, amore,

devo concludere: non ho più tempo

di scrivere a te.

Devo andare di là: a pensare a te

PAOLO RODRIGUEZ - Menzione speciale con medaglia



Son partito al mattino


Son partito al mattino

in un mese di maggio

dal timido binario

di una piccola stazione polifonica


dal finestrino sono andati presto

il vecchio borgo di bottegucce fioche

il campanile e le sere d’estate

coi discorsi dei grandi fuori gli usci


sempre più in fretta

gente mi si è seduta accanto

per scendere in stazioni senza nome

con saluti insolubili

mi sono addormentato sui binari morti

perso coincidenze ineludibili

fatto appassire arcobaleni gracili

e intanto tramontava il sole

la sera ora riflette

la mappa di un tesoro

un intrico di rughe

su di un vetro appannato.


SEZIONE POESIA EDITA



SALAH AL HAMDANI – 1° Classificato


per "Rebatir les jours” – Edizioni Bruno Doucey


Salah Al Hamdani è un poeta francese d’origine irachena. Oppositore della dittatura di Saddam Hussein e appassionato dagli scritti di Albert Camus egli ha scelto la Francia come terra d’esilio nel 1975. Dopo aver cominciato a scrivere a vent’anni durante la prigionia politica, una volta rifugiatosi a Parigi ha cominciato a scrivere numerosi lavori teatrali in arabo e francese. Ha recitato in diversi film e spettacoli teatrali e ha scritto diversi poemi tra cui “Ce qu’il rest de lumière” (1999) “L’arrogance des jours” (2000), “J’ai vu” (2003) “Le cimitière des oiseaux" (2003) e “Bagdad à ciel ouvert" (2006)


Da “Pioggia di luglio”/ Pluie de juillet

Poesie

Traduzione dal francese : Valentina Napolitano

Un giorno di gennaio


In principio

c’era un bagliore strisciante

l’illusione come realtà

e una ragazzina che stringeva il mondo tra i suoi denti

in quel bel giorno freddo di gennaio

Chi scioglierà il nodo dell’ignoto

in cima al recinto delle stagioni

e farà amicizia con il diavolo?

L’oscurità incollata alle ali di un corvo

o la metà della luna rosicchiata dai topi?


Senza respiro

Al confine della notte, il mondo privo di sudore si legge all’inverso. Il mio

sguardo attraversa il foglio là dove l’inchiostro ancora umido dei miei

velieri mi lascia in agguato

come una frontiera offerta al silenzio.

Qui, ti amo

ma il mondo non va da nessuna parte

e il cuore è un uccello ferito

un’ala

incollata all’asfalto

Qui, nel paese in cui vivo

l’asfalto sconfigge l’albero

e l’uomo si allena alla clandestinità

Qui, durante la notte

tra un’immagine e l’altra

gli anni si cancellano

si deformano

sprofondano tra le increspature dello specchio

È qui che sarò sepolto

l’oscurità mormora

il cielo è troppo basso

l’alba si distende senza sonno

come un fremito, un desiderio

e prima del tuo attacco

senza respiro

ti ascolto ruggire



PATRIZIA SANTI – 2° Classificata

per la silloge “Frammenti periferici” - Editrice Fiorentina


Patrizia Santi è nata a Bologna ed è laureata in Storia Moderna. Risiede in provincia di Modena dove insegna Lettere. Oltre a una monografia storica ha pubblicato due volumi di poesie: Tregue apparenti («Quaderni di poesia», Dars, Udine, 2011, vincitore del premio biennale Elsa Buiese 2011) e Consuetudini angolate (Rimini, Raffaelli, 2011, vincitore del premio Campagnola 2012 e del premio Mons Aureus 2012).


Nei pressi

Temporalesco, il cielo, stamani.

L’accattonaggio dello scheletro del pneumatico,

si manifesta con suoni acuti.

Sarà un giorno volto alla bancarotta, non ho briciole nemmeno per un solo passero.

Attorno, la tragedia mostra l’esca.

La Cadillac dell’83 promise, ma non mantenne,

l’esito di un viaggio quieto.

Non avrei dovuto fidarmi di quel rettilineo,

di quelle ammalianti primavere cariche di luce.

Duplicato


Un giorno del mese, il diciassette.

Un anno,

un giorno,

quel giorno.

Ha avuto per un decennio pareti rosso fiamma,

nella stanza, il volto conturbante di Marilyn Monroe.

Era il tempo variabile, un grandangolo su me.

Oggi, il mio alter ego ha un occhio solo e nel buio.

Dal neon scabro e sintetico, proviene un raggio

troppo fragile.

ANGELA CACCIA - 3° PREMIO

Per la silloge “Nel fruscio feroce degli ulivi” – Fara Editore



Angela Caccia risiede a Cutro (KR), laureata in scienze giuridiche, coordina l’Associazione Culturale Le Madie. Ha vinto numerosissimi concorsi letterari tra cui il 1° posto ai seguenti premi: Concorso Lett. Internaz.“la Piazzetta 2001”, la Provincia Salerno/univ.Federico II; Premio letterario internazionale “Siracusa” 1999 (Siracusa); Concorso letterario “Anna Morrone” 2002 – Spezzano Piccolo; Fiur lini 2003, Den Haag (Olanda); Concours litt. intern. CEPAL 2004-Thionville (Francia); Premio internazionale Colapesce 2011- Centro studi Canterini Peloritani Messina/Università di Messina; Medaglia Presid. Repubblica al Concorso Insanamente 2012, Rimini; Premio intern. Il Convivio 2012 –Accademia Il Convivio-Giardini Naxos; Concorso Letterario Città di Parole 2013, Assoc. Culturale Città di Murex/ Firenze; Premio Letterario Europeo 2013/Città di Massa;

Incipit

Nasciamo nella penombra di una grotta

per tutti rotola giù dal Tabor una scintilla

ognuno ingoia del suo pianto nel

fruscio feroce di ulivi ignari

ascolta il gallo, il verso del tradimento e

ogni lingua farsi di pietra. Sale un Calvario

e fa leggero il passo che va per affondare

incontra mani che si colmano della sua pena o

un’altra spalla al posto suo si piega

e gli concede fiato.

Muore, e fino all’ultimo è spazio tempo e sogno

muore perché non è più racconto.

Resta una traccia, forse un sentiero

è solo un dubbio!

“C’era un sepolcro profumato e vuoto…”

È l’incipit di un’altra storia

il fodero di questa vita.


Forse una preghiera

Quante volte s’ammala la speranza e

la solitudine è più sola…


Ti perdo tra i fili

ai limiti d’ogni pensiero Ti ritrovo

e piovono note senza musica

non le sento eppure mi bagnano

se il regno non mi sembra più vuoto.

Quella parola che spiega

mi compiace

e sa quadrare il cerchio

m’è preziosa

ma quanta poesia nel silenzio di una rosa…

lo ascolto

aspetto mi stupisca

e lui m’innamora.

Foglio bianco

Utero e ossario di parole

sul tuo margine s’apre un

mondo e l’abisso

di terra e di seme come me

sai di cielo e

di bucato sulle corde

ti trascino il mio vento

e ne cerco il colore quando

fruga convulso tra le foglie

con te cammino

e non mi scosto dal centro.

Scritto ieri

il fiore essiccato

tra le pagine di un libro

il muro screpolato dagli anni

… visibili le vecchie impronte

soffia ancora un bisbiglio.


ANTONELLA ANTONELLI – Premio speciale del Presidente della giuria

Per la silloge “In una notte lunga di un giorno che non conta” – Ed. Tracce




Antonella Antonelli, poeta e scrittrice di racconti, vive e lavora a Roma. Laureata in Psicologia, ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie “Pensieri soli” nel 1992 con la casa editrice “Cultura Duemila”.Dopo un lungo silenzio dovuto agli impegni familiari, ha finalmente pubblicato nel 2011 la silloge “Da crisalide a farfalla” per le edizioni Tracce. Nel 2012 vince il 2° premio con al concorso “Lama e trama 2012” per il monologo “Il bambino con il pallone sotto il braccio” pubblicato dall’editore Perdisapop, sul quale Roberto Gervaso ha scritto un articolo sul “Messaggero” di Roma.

LA BOLLA

Sono sempre rimasta

al sicuro.


Nella bolla

delle cose sospese.


Succhiando

a tratti la vita

da una placenta

di specchi.


Creatura grinzosa.


- Basta! – Mi dici.

- Dai, salta.


Ora la buco,

o precipito

o volo.


Riflessioni su un giovane mese stupito

Come sono accese

le paglierine lancette

delle mattine di giugno silente.

Di pomeriggi poi,

ricchi di luce e voli sonori.

Ali ampie,

tornano le rondini

ad affittare il nido.


E questo vento spumante

semina chiacchiericcio

tra i nostri panni stesi.

Finestre allegre di sera

voci e basilico.

Ci si ama,

di un giovane mese stupito

di colori, e voci, e profumi.


Sdraiati abbracciati

aspettiamo che il buio

curioso si affacci e sorrida

alle persiane aperte.

Ti recito mille volte

i miei ultimi versi.


Mi baci mi chiami

mille volte “giugno”

questa notte.

Mentre mi cerchi gli occhi,

-per più dimenticarli- dici,

e mi costringi a chiamarti poeta.


DANILO MANDOLINI - Premio Speciale della giuria

Per la silloge “A ritroso” - Edizioni L’obliquo


Distante è il parlare di chi teme

che nei giorni si nasconda la paura,

che le ceneri di un fuoco senza fiamme

ricoprano, perenni, ogni destino.


Luce di una luce illuminata

è quel luogo disperso già da ieri,

quella voce che da ultimo ci dice

di restare per vivere la morte.

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Narrare del silenzio che s’accende,

del buio che si spegne nella carne,

dei silenzi e del buio tutt’intorno

che osservano gli uomini morire.


Conservo delle notti ciò che resta

un fremito, il vuoto, il far del giorno;

lascio un po’ di me sopra gli oggetti

ed attendo gli uomini apparire.

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La storia già vissuta di ogni vita

s’addensa come dentro ad un bicchiere,

crea un sedimento quasi liquido

che scava di nascosto dalla vista.


Il caldo trasparente delle mani

conduce alla bocca quel sapore,

porta fino in gola l’esperienza

levigata del nulla che compare.


FRANCESCO RANDAZZO – Premio Speciale della giuria

Per la silloge “Di traverso”Photo city Edizioni


Sgombero

Niente rimane intatto

è finzione l'accumulo

supponenza dell'io

assurdo formicaio di segni

presunzione di permanenza

con relitti innumeri e salati

La vacuità firma la memoria

sotto strati di polvere sabbiosa

Montagne di bottoni mai attaccati

Colletti di camicie mutilate

Abiti inabitati e astratti

Colli di volpi orribili e setosi

Bambole morte dagli occhi vivi

Scarpine di bimbi invecchiati

Camiciole di batista sottili come ostie

Simulacri di capelli in treccia

Ortodonzie appartate senza senso

Necropoli di scodelle e piatti

Fax di firme autorevoli e sbiancate

Cahiers de presse sfaldati

Papiri quadri pergamene tristi

Lettere capitali senza più importanza

E libri di letture dimenticate

monili di crescite passate

Penne orgogliose e secche

Lavabi ottusi e aridi

Fuochi fatui d'appliques e lampadari

Mura silenziose di rude indifferenza

piene di caos e nulla truciolato

Appare ingenua e struggente

quest'ostinata e compulsiva

illusione della salvezza

nell'obliquità della materia

Labirinto e supponenza

di presidio terreno permanente

È invece come un fulmine

la certezza della cancellazione

Il tempo è un verme che rode oltre la morte


Mi strazia e ripulisce il cuore

La mente già s'annega

si contorce e affila

nel mare sgretolato dell'addio



VIDEOPOESIE


VALERIA DI FELICE - 1° Classificata
per la videopoesia "Nudi Abissi"

SONIA GIOVANNETTI - 2° Classificata

per la videopoesia "Avrò il tempo?"











ANGELA MASTROIANNI - 3° Classificata
per la videopoesia "Movenze"




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